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 Ricordiamoci che

21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia (Unesco) Bologna 4-7 marzo, Bilbolbul Festival internazionale del Fumetto www.bilbolbul.net Milano, 12-14 marzo, Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili www.falacosagiusta.org Milano, 12-14 marzo, Mostra del libro Antico www.mostradellibroantico.it San Vincenzo, 18-21 marzo, L’Era dei libri www.librialsole.it Bologna, 23-26 marzo,Bologna Children’s Book fair www.bookfair.bolognafiere.it Roma, 1-21 marzo, Primavera Antirazzista; Tra il 1° ed il 21 marzo si collocheranno iniziative diffuse nei territori, utili a valorizzare il ruolo e la presenza migrante in Italia e la necessità di contrastare ogni forma di razzismo 
 La città tra le pagine

“A forza di mediare mi sono chiesto: se è vero che anche le città hanno un’anima e che le anime di Leopoli, Vilnius, Odessa, Aleppo, Beirut, Alessandria, furono separate dal loro corpo in modo ingiusto e doloroso, on staranno ora vagabondando per “ricomporre le scintille” e ritrovare la loro vera, fulgida identità?” Sono domande poste da Giuseppe Cassini che è stato ambasciatore italiano a Beirut nell’articolo pubblicato sul numero 2/2010 dell’Indice dei libri del mese e in cui recensisce il bel libro di Gad Lerner “Scintille. Una storia di anime vagabonde”, da poco uscito per i tipi di Feltrinelli (pp 221, E. 15). Sì, hanno un’anima anche le città, verrebbe da dire all’ambasciatore. Ma ancor più si è tentati di chiedersi chi si occupa oggi di preservarle, di curarle, di accompagnarle magari nella loro trasformazione senza però tradirne l’origine. Chi, insomma, dovendo fare questo per mandato elettorale, studia le strategie migliori affinché non siano divise dal corpo, quello vissuto giorno dopo giorno da chi le abita e spesso si sorprendere a chiedersi: “ma è questo il mio posto?”. C’è qualcuno che possa in tranquillità rispondere? 
 In arrivo


Le avventure di un bibliotecario
di Ennio Michele Tarantola
"Tutto quello che si deve sapere delle biblioteche universitarie di Roma"

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 Vittorio Sammarco ci ha suggerito di mandarle questa Newsletter, se ciò non dovesse esserle gradito ci mandi una semplice risposta a questa mail e noi la cancelliamo dall'indirizzario. Cordiali saluti. La redazione di Altrimedia Edizioni





LA CITTA' DELLA SOLITUDINE, LETTERE D'AMORE DI UNA SCONOSCIUTA
PAGG. 76
€ 10.00
un romanzo di GIORGIO DIAZ
Diaz, già autore d'altre apprezzate pubblicazioni (“Il nibbo dell'uccellina”, “Lo sgozzatore di cigni”, “Il bianco e il nero”), ha composto un romanzo epistolare capace di nutrirsi con il vecchio e il nuovo Millennio, in una città bella e antica che sta perdendo la propria identità.Un racconto che propone a dosi di dolore e confessioni il tormento della solitudine. La protagonista è una donna ancora giovane; che ha rinunciato volontariamente a vivere. Per stanchezza. E per disgusto verso una società deformata che incalza e distrugge tutto ciò che incontra, un'Italia cinica e priva di passione civile, infettata dal servilismo e dal conformismo.Ma a un certo punto una fiamma forse si riaccende. Quando, dalla sua finestra, vede passare un giovane uomo. Illusione? Un sogno? Il fiume del racconto spedito nelle missive spiega il mistero.
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EREVA CURAGGIO
poesie di VALERIO CASCINI.
PAGG. 72
€ 8.00
È' la nuova raccolta di poesie di Valerio Cascini, poeta della piccola comunità lucana di Castelsaraceno che da anni per lavoro vive a Torino. “Ereva curaggio”, silloge che raccoglie versi dialettali di Cascini, con traduzione a fronte, già vincitore della terza edizione del Premio letterario “La città dei Sassi” con “U' pruf'ssore” (Altrimedia Edizioni, 2008) ha ottenuto il terzo posto per la sezione poesia delle quarta edizione dello stesso premio. Valerio Cascini propone un'esperienza radicata nel fiore del ricordo e nel ricorso al ricordo quale tentativo d'abilitare la memoria all'abolizione del rimpianto; dove si fa persona un dialogo che interagisce coi paesaggi e soprattutto i personaggi del tempo stato. Cascini destina versi che paiono venire dal centro gravitazionale dell'omaggio al sentimento, senza per questo cadere nella trappola del vagheggiare. L'utilizzo del dialetto, in tutto ciò, ha il ruolo e il destino di dare testimonianze a questa volontà dell'autore, ci si ricorre per provare il contatto più diretto anche caratterizzato dal riconoscimento della lingua.
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 A proposito di... GIUSTIZIA


Sì, ma anche di verità. Ovvero di quale differenza passa tra la verità creata e voluta e quella “imposta” dall’oggettivo evolversi dei fatti. Antica questione. Che Jules Verne nel suo bel romanzo Un dramma in Livonia (Altrimedia Edizioni, 2009, pp. 230, euro 16.00), prova a svelare a partire dall’intreccio poliziesco e politico di un caso (che ricorda il ben più noto affaire Dreyfus che aveva visto lo scrittore francese schierarsi inizialmente contro il povero generale ingiustamente condannato) risoltosi però solo dopo l’assassinio del presunto colpevole e la confessione in punto di morte del vero duplice omicida. Verne, come ha fatto in centinaia di pagine molto più conosciute di questo romanzo, accompagna il lettore in un lungo travagliato viaggio alla ricerca. Questa volta non in territori sconosciuti e arditi, ma nelle viscere di un’accesa questione politica (la lotta tra la maggioranza slava e la potente minoranza tedesca nei paesi baltici) per la conquista del potere. Strada che si intreccia a quella eternamente presente di cosa sia giustizia, dell’errore giudiziario, delle false credenze alimentate nell’opinione pubblica da studiate manipolazioni, delle convinzioni umane che nascono da fatti veri sì, ma collocati in cointesti che ricostruiscono cornici sbagliate. Insomma un viaggio nel prfondo concetto di giustizia a partire da un caso umano. “E’ in sostanza – afferma nella postazione uno dei due curatori del testo Massimo Sestili, l’altro è Giuseppe Panella – il dramma di una giustizia impossibilitata ad essere veramente giusta quando viene ostacolata da altri interessi, siano essi militari, religiosi, razziali o politici”. Una giustizia che non può che andare a braccetto con la libertà, implicarsi e insieme sostenersi a vicenda, pena il crollo di ogni sistema sociale. Soprattutto di questi tempi, e in questa nostra Italia…
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 Il segnalibro

da Il canto delle manére, di Mauro Corona
“Tagliare la legna è mestiere pericoloso. Non si conta più gli uomini morti sotto i tronchi o spinati il sangue da colpi di manéra che tagliavano la vena grande, quella giusta per buttar fuori tutto il sangue fino all'ultima goccia. Oppure moriva sulle teleferiche, che si spaccava all'improvviso e girava intorno come serpenti d'acciaio, prendeva i boscaioli per la vita e li segava in due come stringere come un laccio un pane di burro. A volte li prendeva per il collo e gli portava via la testa come quando si torce quella di un gallo e si stacca”.



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